"Il giorno che ha cambiato la mia vita
non è stato il mio incontro casuale con un fotografo della moda
mentre pulivo i pavimenti di un fast food a Londra. La mia vita
è cambiata a tre anni, quando mia madre e una mammana recisero
il mio clitoride con una lametta e poi cucirono le mie piccole e
grandi labbra assieme, lasciando un foro grande come la testa di
un fiammifero. I resti dei miei genitali sulle pietre del
deserto li mangiarono gli avvoltoi. Due mie sorelle sono morte
per questo, una dissanguata, aveva 8 anni, l'altra di parto. Io
sono sopravvissuta e sono qui per denunciare questa pratica
barbara sulle bambine". E' questa la scena madre del film Fiore
del deserto, in uscita nelle sale italiane il 14 aprile: storia
della top model Waris Dirie, nata in Somalia da una famiglia di
beduini con dodici figli, da cui subisce l'infibulazione a 3
anni. Oggi è ambasciatrice Onu per la campagna contro le
mutilazioni femminili. A interpretarla l'attrice-modella Liya
Kebede. Regia di Sherry Hormann.
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