Il poeta Prosdocimo come Marcello Mastroianni protagonista di Otto 1/2, Fiorilla come Claudia Cardinale in abito a pois e chignon rigonfio, Selim come lo Sceicco bianco, e poi una donna barbuta, clown, giocolieri, ballerine del varietà con piume e lustrini e persino la Saraghina. Attinge all'immaginario felliniano il regista Davide Livermore nella sua fantasiosa messa in scena de Il Turco in Italia, secondo titolo in cartellone al Rossini Opera Festival, accolta da applausi scroscianti al Teatro Rossini di Pesaro. Messa in scena che ha trasformato la Napoli del libretto di Felice Romani nella stazione termale dove il regista Guido, in crisi di ispirazione, va a ritemprarsi.
"Come accade in 8 e 1/2 a Mastroianni - spiega il regista - che firma l'allestimento con il video design di D-Wok, i costumi di Gianluca Falaschi e il progetto luci di Nicola Bovey - anche nel Turco Prosdocimo è sempre alla ricerca della sua storia", di personaggi tratti dalla vita reale da inserire pirandellianamente nel dramma che sta scrivendo. "Una similitudine così accattivante tra le due drammaturgie, che in comune hanno anche la medesima feroce critica sociale - aggiunge Livermore, che abbiamo voluto percorrerla sino in fondo. E poi Rossini e Fellini sono in qualche modo figli della stessa terra".
Ma il regista è attratto anche dall'idea di creare un dittico cinematografico con la ripresa del suo allestimento di Ciro in Babilonia ispirato ai kolossal del cinema muto del 2012, in prima domani sera. Il Turco in Italia fu accolto in modo tiepido dal pubblico della Scala di Milano nel 1814: gli spettatori si aspettavano la comicità dal ritmo ossessivo de L'Italiana in Algeri, si trovarono di fronte una raffinata commedia di costume dai toni moralmente ambigui, con una protagonista che si divide fra tre uomini e con un personaggio come Prosdocimo di inquietante modernità, motore dell'azione e spettatore. Per il pubblico di oggi non esistono più limiti di questo genere, mentre Rossini costruisce arie, duetti e scene di insieme che vanno dal comico al patetico, dal virtuosistico al disinvolto, sempre con grande successo tra gli spettatori.
E così è stato anche per il Turco del Rof, accolto da applausi scroscianti. Successo in particolare per il brillantissimo cast con Erwin Schrott nel ruolo di Selim, la deliziosa Olga Peretyatko in quello di Fiorilla, Nicola Alaimo (Geronio), Rene Barbera (Narciso) e Pietro Spagnoli, un Prosdocimo-Guido con cappello nero e occhiali alla Fellini, anche Cecilia Molinari e Pietro Adaini, usciti dall'Accademia Rossiniana. Duttile a articolata la direzione di Speranza Scappucci, che ha guidato l'Orchestra Filarmonica Rossini e il Coro del Teatro La Fortuna di Fano "M. Agostini" e accompagnato i recitativi al fortepiano. Lo spettacolo, coprodotto con il Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia, si replica il 12, 15 e 18 agosto.
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