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Le residenze per anziani coprono solo il 7,6% dei bisogni, cure a casa per il 30%

Le residenze per anziani coprono solo il 7,6% dei bisogni, cure a casa per il 30%

Non autosufficienti oltre 4 milioni di persone. Manca integrazione con Sistema sanitario nazionale

ROMA, 03 aprile 2025, 14:49

Redazione ANSA

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archivio - RIPRODUZIONE RISERVATA

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Le Residenze per anziani coprono soltanto il 7,6% delle richieste degli over 65 non autosufficienti. L'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) si conferma il servizio più diffuso, ma raggiunge appena il 30,6% degli aventi bisogno, soffrendo di una riduzione progressiva delle ore medie per utente.

Infine i centri diurni sono marginali, con una copertura insufficiente, pari allo 0,6% delle necessità. A lanciare l'allarme il settimo Rapporto Osservatorio Long Term Care CERGAS SDA Bocconi-Essity che riporta i risultati di una survey condotta su 106 residenze per anziani, ognuna delle quali gestisce in media 113 posti letto.

"I dati - si legge nel rapporto - evidenziano una performance dei servizi carente e inadeguata rispetto alla richiesta degli anziani e delle famiglie". Inoltre la domanda è in continua crescita: nel 2023 la stima degli anziani non autosufficienti ha, infatti, superato i 4 milioni segnando il +1,7% rispetto al 2021.

Dal Rapporto emerge anche una fotografia degli scambi e delle connessioni tra RSA e gli altri attori del settore. Tre le principali evidenze che raccontano alcune criticità del sistema.
La valutazione del bisogno dell'anziano - si sottolinea - necessaria per l'accesso in struttura, coinvolge principalmente il Medico di Medicina Generale, le Aziende Sanitarie e i Servizi Sociali Comunali.

"Da ciò emerge - denuncia il rapporto - che la valutazione del bisogno è parcellizzata e non tiene conto delle caratteristiche dei servizi di cui gli anziani avrebbero bisogno. I rapporti con le strutture avvengono tramite scambi formali e amministrativi, alimentando il rischio di offrire servizi inadeguati o non coerenti con i bisogni dei singoli".

Non solo: le Residenze per anziani sono lasciate autonome nel definire il dettaglio dell'erogazione dei servizi (38% dei casi). Questo fa sì che non si realizzi un'interfaccia strutturata con altri soggetti sanitari, creando inefficienze e spesso duplicazione dei servizi. Ciò avviene anche nel caso di attivazione di servizi di urgenza come l'accesso in pronto soccorso o il ricovero ospedaliero. Infine Le strutture coinvolte affermano che il dialogo è più strutturato su tematiche di governo del sistema e di definizione dei budget e non sul merito dei servizi.

In particolare, le Residenze socio-sanitarie assistenziali dialogano con l' Azienda Sanitaria per verifiche sui livelli assistenziali (65%) e sul profilo e caratteristiche degli ospiti (51%), e definizione del budget annuale (43%); con la Regione/Provincia Autonoma per discussione degli standard di personale (32%) e interlocuzioni sul valore delle tariffe (43%) e con i Servizi Sociali Comunali solo nel 18% dei casi. E' necessario rispondere - conclude il rapporto - creando una connessione sempre più stretta tra Residenze per anziani, servizi sanitari ospedalieri e territoriali per migliorare l'efficacia e l'efficienza dei sistemi di welfare. 

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