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Pm Giovannini: "non parlo, c'è la mia requisitoria"

Pm Giovannini: "non parlo, c'è la mia requisitoria"

Nel 1998 criticò la frammentazione delle indagini

BOLOGNA, 05 gennaio 2024, 12:17

Redazione ANSA

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Valter Giovannini - RIPRODUZIONE RISERVATA

Valter Giovannini -     RIPRODUZIONE RISERVATA
Valter Giovannini - RIPRODUZIONE RISERVATA

 "Non dico nulla perché, sentendomi ancora uomo delle istituzioni sarebbe assai irrispettoso, verso chi oggi sta rivalutando la vicenda, esternare valutazioni o peggio ancora giudizi. Come tutti ho assoluta fiducia negli inquirenti". Risponde così l'ex procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini, pm che all'epoca della banda della Uno bianca coordinò l'accusa sui delitti bolognesi commessi dal gruppo criminale capeggiato dai fratelli Savi, condannati all'ergastolo. Giovannini, interpellato sulla riapertura delle indagini innescata da un esposto di alcuni familiari delle vittime, preferisce quindi non commentare: "Mi permetto solo di segnalare - aggiunge però - ciò che scrissi, ormai quasi trenta anni fa, nelle prime pagine della mia requisitoria".
    Nell'aula della Corte di assise Giovannini, il 7 aprile 1998, esordì sottolineando la necessità di "spaziare a 360 gradi nella galassia Uno bianca" e di "tentare di dare una risposta ai tanti interrogativi connessi ad un bagno di sangue efferato e troppe volte inspiegabile". "Diciamo subito - aggiunse poco dopo - che alcune domande non hanno trovato risposte completamente esaurienti".
    E non risparmiò alcune critiche alle indagini: "Non diremo mai, perché sinceramente non lo pensiamo, che non era difficile individuare i fratelli Savi e i loro complici prima del novembre 1994; "Dobbiamo però doverosamente osservare come da almeno tre anni prima" c'erano indizi che portavano ai Savi, per esempio si sapeva delle armi corte e lunghe detenute dai tre fratelli, di cui due, Roberto e Alberto, poliziotti. Dati che, però, "non sono mai confluiti in un unico contenitore investigativo, lasciando così ogni singolo ufficio depositario di tessere indiziarie che, valutate complessivamente, potevano forse stimolare l'intuito di qualche investigatore". Il pm parlò di "frammentazione delle investigazioni", ricordando per esempio la creazione di un nucleo dedicato al commissariato di Riccione, nell'estate 1991, con l'incarico di indagare sui fatti di sangue in Romagna in quel periodo, senza personale della mobile di Bologna. Mancava dunque un unico contenitore investigativo, un coordinamento: "Troppi gli organismi investigativi coinvolti, troppe le procure impegnate nelle indagini e questo ovviamente era noto ai fratelli Savi i quali, sfruttando appieno le rispettive qualifiche, sapevano di poter contare su questa 'rendita di posizione'".
   

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