Non era mai uscito dal "giro". Il suo
regno era ancora il Tufello, quartiere popolare nell'area nord
di Roma. Roberto Fittirillo, per tutti "Robertino" o "Lo Zio",
ex Banda della Magliana, tirava le fila di un gruppo criminale
dedito al narcotraffico. Venti le misure cautelari emesse dal
gip su richiesta della locale Dda. A capo dell'organizzazione
c'era proprio l'esponente della banda che ha terrorizzato Roma a
cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80. Un curriculum criminale
di tutto rispetto con accuse pesanti tra cui quella di avere
preso parte a missioni di morte nella guerra intestina alla
banda di Renatino e Abbatino. Il suo nome compare anche nella
maxindagine "Colosseo" che nel 1993 portò all'arresto di
numerosi esponenti della "Magliana". Per lui l'accusa in quel
processo fu di concorso in omicidio e traffico di stupefacenti.
L'attività di indagine della Gdf ha fatto emergere come ancora
oggi "Robertino" gestiva nel suo quartiere di origine una
strutturata organizzazione articolata in due rami (la logistica
e la distribuzione), che riforniva altri sodalizi attivi nella
vendita all'ingrosso di droga a Roma. L'aspetto logistico era
gestito dal figlio Fittirillo, Massimiliano e dai complici
Enrico Gentilezza e Angelo Braccini, tutti destinatari del
provvedimento cautelare. Al ramo della distribuzione spettava,
invece, il compito di individuare gli acquirenti e contrattare
le forniture; questo ruolo era demandato a Alessio Marini,
Stefano Rossetti, Massimiliano Raguli, saltuariamente coadiuvati
da Danilo Perni.
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