Gioachino Rossini geniale anche nella musica sacra, nella quale ha utilizzato schemi e passaggi tipici delle sue composizioni operistiche.
Antonio Pappano descrive così la grandezza del compositore di Pesaro alla vigilia dei concerti con l'orchestra e il Coro di Santa Cecilia nei quali proporrà la Messa di Gloria e altre arie celebri da Semiramide, Otello e Armida.
Un cast internazionale di spicco si esibirà
all'Auditorium Parco della Musica nelle tre serate - il 27
gennaio alle 19:30, il 28 alle 20:30, il 29 alle 18 - con il
soprano Eleonora Buratto, il contralto Teresa Iervolino, i
tenori Lawrence Brownlee e Michael Spyrees e il basso Carlo
Lepore.
"La musica sacra - dice il maestro angloitaliano in una pausa
delle prove - ha sempre seguito Rossini sin dall'inizio. I due
pezzi che rappresentano il punto più alto della sua creatività,
lo Stabat Mater e la Petite Messe Solennelle, furono scritti
quando la sua carriera operistica era ormai finita. La Messa di
Gloria, un Kyrie, fu composto nel 1820, nel suo periodo
napoletano, periodo molto fertile, ha l'aria di una
concertazione operistica ma non lo è". Rossini - sottolinea -
"ha un suo modo di comunicare il sacro. Seduce il pubblico,
reinterpreta e prende in prestito dalle sue composizioni
operistiche precedenti gli stessi gesti musicali che
nell'ambiente sacro diventano sacri. Ci vuol genio per rendere
nel modo giusto una situazione nuova. In lui non noto la paura
del giudizio ma il coraggio nel comunicare con Dio, celebrandone
la potenza e l'onnipotenza''. Oggi il valore del grande
compositore - secondo il direttore d'orchestra - è legato "al
ritorno a una musica basic, netta e non troppo complicata. Il
pubblico ama vedere un virtuoso mostrare la sua arte.
Specialmente ora abbiamo bisogno di ridere, di sperare e
dimenticare quello che abbiamo passato in questi due anni. Siamo
tutti mentalmente un po' deboli, dobbiamo stare attenti a non
entrare in uno stato di depressione".
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