La giudice di Milano Ilaria Simi ha
respinto la richiesta della Procura di aggravare la pena per
Renato Vallanzasca con l'applicazione di altri sei mesi di
isolamento diurno. L'ordinanza, che ha accolto la tesi dei
difensori Corrado Limentani e Paolo Muzzi, è stata depositata
oggi.
La richiesta di altri sei mesi di isolamento per il
protagonista della mala milanese degli anni '70 e '80, detenuto
con "fine pena mai" a Bollate, era stata avanzata lo scorso
novembre dal pm dell'Ufficio esecuzione Adriana Blasco in un
atto nel quale veniva ricalcolato il cumulo pene per il 73enne,
ex bandito della Comasina, anche sulla base della condanna,
definitiva dal 2016, per la tentata rapina (di due mutande, un
paio di cesoie e del concime) compiuta in un supermercato nel
2014, quando aveva ottenuto la semilibertà, poi revocata.
Nella sua ordinanza la giudice riporta una serie di sentenze
a carico di Vallanzasca dal '97 in poi e fino a quella del 2016.
Sentenze che non erano state "conteggiate nelle precedenti
applicazioni" dell'isolamento diurno e per le quali si è creato
un ulteriore cumulo di pene di 8 anni. La giudice spiega, però,
che si possono applicare a questi verdetti "i 3 anni" di
indulto. Il cumulo, dunque, scende a 5 anni e, chiarisce ancora
la giudice, l'aggravamento dell'isolamento si può applicare "al
soggetto già condannato all'ergastolo", come Vallanzasca,
soltanto nel caso che le condanne per i "nuovi reati" superino i
5 anni. E così non è.
La giudice fa riferimento anche alla documentazione medica
prodotta dalla difesa, che testimonia "le condizioni di parziale
decadimento mentale del Vallanzasca", ma solo per chiarire che
queste condizioni non gli hanno impedito di "partecipare
consapevolmente al procedimento". La giudice ha anche stabilito,
rigettando un'altra richiesta della Procura, "l'inizio della
pena in espiazione al 20 marzo 1981".
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