(di Maria Grazia Marilotti)
Dall'alto di piccole colline
dominano ampi tratti del Supramonte: sulle cime più impervie di
Dorgali, tra Orgosolo, Oliena, Urzulei, Orosei e Baunei, i
Cuiles, vecchi ovili in pietra e ginepro, sono una delle nuove
attrazioni per incrementare il turismo delle zone interne della
Sardegna. Fino a 12 anni fa di questi antichi ripari dei pastori
non restavano che ruderi coperti di fillirèa, lentischio e altra
vegetazione mediterranea, oltre a pietre sparse qua e là.
Grazie al lavoro laborioso e paziente, e a titolo gratuito,
di un gruppo di volontari di Dorgali, stanno rinascendo a nuova
vita. E ora si può ammirare quanto il "Comitato per il
ripristino de Sos Cuiles", ovvero, Angelo Carta e compagni,
stanno cercando di restituire alla collettività. Al momento, a
cura esclusiva del Comitato, ne sono stati ricostruiti dieci.
L'amore per la montagna e per queste vecchie abitazioni, sta
contagiando una moltitudine di persone, italiani e stranieri. Da
quando è partita l'iniziativa di questi coraggiosi restauratori,
si sono moltiplicate le cooperative di giovani che organizzano
visite guidate ai siti.
Un vero e proprio percorso a piedi o in alcuni tratti a dorso
d'asino tra gole, pianori e boschi millenari, foreste primarie,
vecchi sentieri e camminamenti poco conosciuti, per turisti
amanti del trekking e dell'avventura, studiosi di antiche
tradizioni e archeologia, desiderosi di assaporare il fascino
della dura vita dei pastori sardi di un tempo. "Le porte dei
cuiles sono sempre aperte e chiunque può fermarsi per uno
spuntino - racconta Angelo Carta, per tutti Anzelinu - Un
'foghile' al centro permette di accendere il fuoco e scaldarsi
nelle giornate fredde, cucinare porcetto, carne alla brace, da
accompagnare con formaggio, pane casereccio, salsiccia e vino
rosso. Una giornata o un weekend a contatto con una natura poco
calpestata, circondati dai profumi delle erbe aromatiche e tra i
silenzi di una montagna un tempo regno incontrastato dei pastori
dorgalesi, caprai e anche terra di riparo di banditi d'altri
tempi".
Il lavoro di ricostruzione è fatto a mano, ci si affida alla
forza delle braccia, pietre e tronchi si cercano nell'area
circostante e vengono portati a spalla uno per uno camminando
sulle rocce malferme. Niente ponteggi e autogru, si fa
affidamento sul coraggio di salire su rudimentali scale e sulla
forza dei propri muscoli per sistemare il materiale. Attorno al
progetto lavora un pool di esperti: maestri del muretto a secco,
fabbri, caprai, falegnami, architetti fai da te. "Abbiamo
iniziato in 20 - spiega Anzelinu - ora siamo in 50, tra i 18 e i
76 anni, ci ripaga da tanta fatica vedere l'emozione negli occhi
dei vecchi pastori o vedere tanti giovani che ci chiedono di
poter dare un contribuito".
A nord ovest di Dorgali c'è la montagna, a valle, verso est,
c'è la Marina di Dorgali, e alcuni ovili offrono una vista
mozzafiato sulle acque cristalline di Calagonone. "Il territorio
è del Comune, che volentieri concede le autorizzazioni per
l'avvio dei lavori e la concessione del ginepro assieme alla
Forestale locale e regionale - spiega il sindaco di Dorgali,
Angelo Carta (omonimo di Anzelinu) - abbiamo sempre guardato con
molto favore al lavoro di questi coraggiosi volontari". A
primavera, o giù di lì, sarà pronto anche l'ovile Su Listincu,
nel monte Orudé, tra Dorgali e Oliena.
"Un'altra pagina ingiallita della storia agropastorale del
Supramonte sarà strappata all'oblio e restituita al mondo,
ritorneranno in vita ed entreranno nella storia pastori
dorgalesi dell'Ottocento e del Novecento. Restano da restaurare
altri ovili. Fino a quando le forze ce lo consentono andremo
avanti - assicura Anzelinu - poi passeremo il testimone ai
nostri figli".
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