Dal bozzetto all'opera d'arte: c'è
tutto il percorso artistico di Antonio Ugo (1870-1950) nella
mostra che la Fondazione Sicilia propone a Villa Zito dal 15
aprile al 9 luglio. Circa 70 pezzi compongono l'esposizione
curata da Gioacchino Barbera con il coordinamento scientifico di
Maria Concetta Di Natale e Paola Barbera.
Le diverse fasi creative, lo studio e i temi scelti da uno
degli artisti più rappresentativi dell'epoca sono riproposti
attraverso gessi preparatori, marmi e bronzi ritrovati negli
studi di Antonio Ugo. Il suo itinerario comincia a 19 anni
quando da autodidatta arriva a Roma nella bottega di Francesco
Griffo, all'epoca direttore dello stabilimento Ceramica Florio.
Il giovane scultore ottiene una borsa di studio per l'Accademia
di Belle arti nella capitale e rivela subito grande versatilità
nei registri linguistici coniugando pubblico e privato, mito e
storia. Nel 1895 partecipa alla prima Esposizione internazionale
d'arte a Venezia, con la quale svilupperà un rapporto intenso,
ma esporrà anche a Roma, Torino, Firenze, Napoli, Monaco,
Vienna, Londra, Buenos Aires. Malgrado un'attività così intensa
non perde mai i contatti con Palermo: è presente alle iniziative
del Circolo artistico e alle varie edizioni dell'Esposizione
promotrice di Belle arti siciliane, cura la decorazione
scultorea del monumento che celebra il cinquantesimo
anniversario dell'Unità d'Italia, progettato con Ernesto Basile
e collocato in fondo al viale della Libertà.
L'opera di Antonio Ugo si pone lungo un percorso artistico
articolato, che unisce storia e memoria, collettiva ma anche
privata: l'artista lavorò spesso per committenti che chiedevano
di celebrare volti di famiglia, spesso femminili. "Antonio Ugo -
dice il presidente di Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore -
incarna un'eccellenza artistica che travalica i tempi. La mostra
ospitata a Villa Zito mette in luce un percorso che, da
autodidatta, lo portò a essere conosciuto in tutto il mondo.
Quella di Ugo è una perfezione raggiunta attraverso lo studio,
il confronto, la sperimentazione, in cui di certo fu
fondamentale anche quel legame mai interrotto con la Sicilia,
luogo imprescindibile".
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