"Tutti i processi per strage sono
stati afflitti dal virus del depistaggio, per questo
l'accertamento della verità è stato sempre molto difficile". Lo
ha detto il Pg Umberto Palma cominciando la sua requisitoria
nell'ambito del nuovo processo sulla strage del 2 agosto 1980,
che vede come principale imputato l'ex Avanguardia Nazionale
Paolo Bellini, accusato di essere uno degli esecutori della
strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, in concorso
con i Nar già condannati e con Licio Gelli, Umberto Ortolani,
Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti e
ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori.
Sotto accusa anche l'ex carabiniere Piergiorgio Segatel, per
depistaggio, e Domenico Catracchia, amministratore di condominio
di immobili in via Gradoli a Roma che secondo i magistrati è
responsabile di false informazioni al pm al fine di sviare le
indagini. Bellini, dopo aver partecipato a quasi tutte le
udienze, oggi non era presente in aula.
Palma ha sottolineato che la Procura Generale tratterà prima
la posizione di Bellini e poi quella degli altri due imputati.
'Il punto di partenza di questo processo come della nostra
indagine è costituito dalle condanne definitive degli ex Nar
Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini', ha
sottolineato sempre il Pg. "Mettendo insieme le sentenze su
Mambro e Fioravanti e quella su Ciavardini, possiamo dire che
c'è una piattaforma di partenza solida, sono stati loro".
Nella prima parte della requisitoria, il Pg si è soffermato
principalmente sul ruolo di Licio Gelli, capo della P2, e sul
flusso di denaro, 15 milioni di dollari, documentato dal
cosiddetto 'Appunto Bologna', che secondo l'accusa è stato
sottratto dalle casse del Banco Ambrosiano Andino e fu in parte
utilizzato, per una somma di 5 milioni di dollari, per
finanziare la strage. Soldi passati per i conti di Gelli,
Ortolani e del prestanome Marco Ceruti.
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