Un caso di "lupara bianca" di 21
anni fa è stato risolto dal Centro operativo Dia di Catanzaro
che stamani, in esecuzione di un'ordinanza del gip su richiesta
della Dda catanzarese, ha arrestato cinque persone ritenute
responsabili di essere mandanti ed esecutori dell'omicidio del
21enne Massimo Speranza, alias "il brasiliano", scomparso l'11
settembre del 2001 e il cui corpo non è stato mai ritrovato.
Le misure cautelare sono giunte a conclusione degli
approfondimenti investigativi delegati alla Dia di Catanzaro,
imperniati su analisi e riscontri di dichiarazioni rese da
alcuni collaboratori di giustizia che hanno consentito di
ricostruire le diverse fasi dell'omicidio.
In particolare, secondo l'accusa, l'omicidio è maturato nel
contesto mafioso riconducibile alla cosiddetta cosca degli
Zingari di Cosenza con l'avallo dell'articolazione
'ndranghetistica degli zingari di Cassano allo Ionio, in quanto
la vittima, pur abitando in via Popilia a Cosenza, zona
caratterizzata da una forte presenza rom, era ritenuto molto
vicino al clan contrapposto degli "italiani" e sospettato di
aver divulgato informazioni riservate riguardanti il gruppo rom.
Si tratta, spiega la Dda in una nota, "di una vicenda maturata
nel periodo in cui, nella città dei bruzi, vi era una forte
contrapposizione tra il clan dei rom e quello degli italiani,
della quale costituiva episodio emblematico la cosiddetta strage
di via Popilia, avvenuta l'11 novembre 2000" quando furono
uccisi Aldo Benito Chiodo e Francesco Tucci e fu ferito Mario
Trinni.
In tale fase di forte fibrillazione, è la ricostruzione di pm
e investigatori, il giovane Speranza, sospettato di delazioni,
sarebbe stato attirato in una trappola, ordinata ai suoi danni
dai presunti responsabili dell'omicidio che lo avrebbero
condotto da Cosenza nella zona di Cassano allo Ionio, col
pretesto di fargli "testare" una partita di stupefacente di
particolare qualità. Partiti da Cosenza, dopo una breve sosta a
Lauropoli, Speranza sarebbe stato condotto ad ad Apollinara e,
da qui, a San Demetrio Corone, dove i sicari gli avrebbero
sparato alcuni colpi di arma da fuoco e poi avrebbero occultato
il cadavere.
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