Un doppia minorità, femminile ed ebraica, è quella che contraddistingue le quindici artiste, dalle Modigliani alla Raphael, al centro di una bella mostra allestita fino al 5 ottobre negli spazi della Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale. Esposte 150 opere, molte delle quali inedite, capaci sia di tratteggiare l'ambito sociale e culturale che ha accompagnato la formazione e affermazione di queste artiste, poco conosciute e raramente rappresentate, sia di evidenziare la qualità pittorica, la personalissima cifra (se non il genio), di alcune di loro.
Presentata oggi alla stampa, 'Artiste del Novecento tra visione e identità ebraica' è stata curata da Marina Bakos, Olga Melasecchi, Federica Pirani e promossa dall'assessorato alla Cultura di Roma Capitale, dalla Sovrintendenza Capitolina, dalla Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia Onlus e dal Museo Ebraico di Roma nell'anno in cui la Giornata Europea della Cultura Ebraica ha come tema 'La donna nell'ebraismo'. La rassegna, spiega la direttrice del Museo Ebraico Olga Melasecchi, è la nuova edizione di quella allestita a Padova nel 2013, ma qui nella capitale viene arricchita dalla presenza delle pittrici romane, come le Modigliani, le Nathan, Amelia Almagià Ambron, attraverso le quali è possibile ricostruire l'ambiente artistico dei primi decenni del '900 tra accademia e avanguardia. Come nel caso di Corinna Modigliani, cugina di secondo grado di Amedeo, formatasi nell'atelier di Pietro Vanni, ma presto influenzata da Giacomo Balla. A dimostrarlo i paesaggi e i ritratti dal fondo trattato a macchia che richiama il periodo divisionista del grande maestro. Un modernismo che si esprime soprattutto nelle raffigurazioni dei bambini, anche se presto quel dinamismo si acquieta con il 'Ritorno all'ordine' del primo dopoguerra. Anche la sorella Olga imbocca la via dell'arte e conduce, come Corinna, una vita poco convenzionale per l'epoca, senza matrimonio e all'insegna dei viaggi. ''Nella famiglia ebrea - dice la curatrice - non c'era analfabetismo, sia i maschi che le femmine dovevano studiare per poter leggere la Thora''. In generale, si dava grande importanza alla scuola e all'educazione, prosegue la Melasecchi davanti ai dipinti Annie Nathan, figlia di Ernesto, sindaco di Roma per sei anni, un'ambiente internazionale, il suo, fortemente intriso di idee mazziniane. A scuola da Giacomo Balla, impara a ''dipingere il vero dal vero'', si affida ai colori puri e squillanti. E' suo il bellissimo ritratto del padre, affiancato a quello che gli fece proprio Balla. A lato, invece, sempre del maestro, quello di Amelia Ambron, anche lei sua allieva sensibile.
Ecco le veneziane Simona Weiller e Paola Consolo. Della torinese Paola Levi Montalcini ci sono le opere degli esordi, vicine a Casorati, e quelle improntate all'espressionismo astratto per finire con le tavole ispirate alla ricerca tra arte e matematica. Le ultime due sale sono dedicate alle artiste ebree più note, Adriana Pincherle e Antonietta Raphael. Tra le più significative rappresentanti dell'arte italiana del '900, quest'ultima è in mostra con dipinti e sculture che ne testimoniano l'indiscutibile talento. Anche la sua e' una storia di minorità, soprattutto di genere.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA