Pittore sensibile ai temi sociali,
scultore alla ricerca di estreme sintesi formali, storico
dell'arte, critico e saggista, abile e raffinato disegnatore
archeologico. E' "Giuseppe Consoli. Un siciliano fra i colori
dell'isola", artista a cui, nel centenario della nascita, a
Catania è dedicata una mostra con due esposizioni: a Palazzo
della Cultura, dal 18 maggio al 23 giugno, e nell'Auditorium di
Mascalucia, suo paese natale, dal 19 maggio al 2 giugno.
L'iniziativa è curata da Antonio D'Amico, storico dell'arte e
conservatore delle raccolte d'arte dei Musei Civici di
Domodossola e del Museo Diocesano di Nicosia. La mostra indaga
l'opera e la personalità inquieta di questo eclettico artista e
intellettuale che ha attraversato buona parte del '900. Dalle
stagioni più sofferte - guerra, prigionia, stragi civili e anni
di piombo - a quelle più esuberanti post-belliche. In mostra
circa 60 opere, tra oli e disegni, tele, tavole e carte,
realizzate da Giuseppe Consoli dagli anni '40 fino alla fine
degli '80. Spicca, per umanità concitata e drammatica,
'Lacrimogeni a Mussomeli', un olio del 1954 con cui l'artista
ferma sulla tela, a futura memoria, una delle stragi siciliane
dimenticate. Il soggetto trae spunto da un orribile fatto di
cronaca: l'aggressione con i lacrimogeni, da parte delle forze
dell'ordine, nei confronti di migliaia di cittadini di Mussomeli
(CL) esasperati per la cronica mancanza di acqua e l'aumento
delle tasse. Quattro i morti nella calca, ventisette le condanne
al termine del processo il cui pubblico ministero era Gaetano
Costa, assassinato decenni dopo dalla mafia.
Tra i disegni esposti al Palazzo della Cultura di Catania,
anche gli schizzi dei due anni nei lager nazisti, da soldato.
Liberato dagli inglesi nel '45, Consoli riesce a portare con sé
quei disegni realizzati con strumenti di fortuna durante la
prigionia: ritratti di internati e persone a loro care che
consentono a lui e ai compagni di cella di sopravvivere e al
contempo documentano il degrado e l'umiliazione subita.
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