Un omaggio al mondo femminile, ma
soprattutto un invito a scardinare le logiche opprimenti della
violenza di genere, al di là dei secoli e delle culture: il 5
novembre sarà "Nu-shu Le parole perdute delle donne", la nuova
azione scenica di Raffaele Curi, a celebrare l'attesa riapertura
dell'Arco di Giano, unico arco onorario a pianta quadrangolare
al centro della città, intitolato al dio bifronte proprio per la
sua forma, chiuso al pubblico dopo l'attentato del 28 luglio
1993. Edificato dai figli di Costantino per celebrarlo dopo la
sua morte nel IV secolo, il monumento tra i principali del Foro
Boario sarà infatti fruibile gratuitamente a partire dal 13
novembre, grazie alla sinergia tra la Soprintendenza Speciale di
Roma e la Fondazione Alda Fendi - Esperimenti. Il pubblico potrà
dunque visitarlo ogni sabato, dalle 10 alle 14, e dall'ultima
domenica di marzo, con l'ora legale dalle 16 alle 20. La sera
del 5 novembre, alle 21.15 e poi alle 21.45, l'action di Curi
della durata di 9 minuti sottolineerà questa riapertura nel
segno del Nu-shu, l'unica lingua al mondo esclusivamente
femminile, un idioma segreto sviluppato in Cina tanto tempo fa
dalle donne del popolo Yao, nella provincia dello Hunan, e da
loro gelosamente custodito e tramandato per generazioni, con lo
scopo di non farsi comprendere dagli uomini. In una scena
movimentata solo da un uomo, 70 sontuosi kimono nuziali in seta
bianca, rievocheranno la presenza e le storie di altrettante
donne, chiamate da Curi a svelare al pubblico il loro volto e la
forza della loro voce sulle note dell'aria "Je veux vivre dans
le rêve" tratta da "Romeo et Juliette" di Charles Gounod, nella
versione del soprano Nadine Sierra.
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