"Il mio cuore non potrebbe assorbire
con maggior gratitudine, né il mio animo con maggior
sensibilità, l'atmosfera assolutamente nuova nella quale mi
trovo a vivere, gli incontri sorprendenti e inattesi che mi
offrono ogni giorno in questo posto benedetto". Così nel
dicembre 1922 Maurits Cornelis Escher (1898 - 1972) scriveva in
una lettera da Siena raccontando la "sua" Italia. Ovvero il
Paese, dove l'artista olandese delle illusioni ottiche e delle
prospettive impossibili visse per dodici anni, trasferendosi
nella capitale nel 1923, "cacciatore" di bellezze, colline e
paesaggi.
Oggi Escher torna a Roma, cento anni dopo la sua prima visita
nella capitale, con la più grade mostra antologica a lui
dedicata, dal 31 ottobre 2023 all'1 aprile 2024, a Palazzo
Bonaparte. Una mostra Artemisia, curata da Federico
Giudiceandrea e Mark Veldhuysen, realizzata in collaborazione
con Mc Escher Foundation e Maurits, che raccoglie oltre 300
opere, da titoli ormai iconici come la Mano con sfera
riflettente o il Vincolo d'unione, ma anche la bellissima
galleria di vedute e notturni di Roma e molti inediti, come
parti della Metamorfosi nella versione lunga sei metri.
"Una mostra che è un po' un punto di arrivo", racconta Iole
Siena, presidente di Artehemisia che dedicò la sua prima mostra
ad Escher, un po' last minute e quasi per caso, nel 2013. Quella
di oggi, dice, "è la summa di tutto quello che è stato scoperto
in questi anni". "Una mostra 'esagerata' - aggiunge -
Giudiceandrea - pensata per raccontare come evolve l'arte di
Escher" e nella quale "si vede come l'Italia è ovunque nelle sue
opere, anche in quelle più cervellotiche". Tra le chicche, la
ricostruzione del suo studio a Baarn in Olanda e una ricchissima
galleria di corner interattivi.
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