(di Mauretta Capuano)
La biblioteca privata di Umberto Eco
era un mondo a sé: più di 30.000 volumi di titoli contemporanei
e 1.500 libri rari e antichi. Davide Ferrario, che con Umberto
Eco aveva collaborato per una video installazione alla Biennale
Arte di Venezia un anno prima della morte dello scrittore,
avvenuta il 19 febbraio 2016, ha avuto accesso alla biblioteca
grazie alla collaborazione della famiglia. E' nato così il film
documentario "Umberto Eco - La biblioteca del mondo" che viene
presentato nella sezione Special Screening il 15 ottobre alla
Festa del Cinema di Roma.
Il documentario - una produzione Rossofuoco in collaborazione
con Rai Cinema, con il sostegno di MiC - Direzione Generale
Cinema e Audiovisivo Piemonte Doc Film Fund - Film Commission
Torino Piemonte, Regione Piemonte - non solo descrive un luogo
straordinario, ma cerca di afferrare il senso stesso dell'idea
di biblioteca in quanto "memoria del mondo", come la definiva lo
stesso Eco. Nel film di 80 minuti con Giuseppe Cederna, Niccolò
Ferrero, Paolo Giangrasso, Walter Leonardi, Zoe Tavarelli e
Mariella Valentini, uno dei collaboratori storici del grande
filosofo, scrittore, semiologo, medievalista, autore de 'Il nome
della rosa', dice a un certo punto di 'aver avuto nella vita una
fortuna: conoscere Umberto Eco'. Posso dire lo stesso, quando
realizzai nel 2015 una videoinstallazione per la Biennale d'Arte
di Venezia con lui protagonista" dice Ferrario. "Fu allora che
vidi per la prima volta la sua biblioteca e gli chiesi subito di
girare una scena con lui che camminava in mezzo ai libri, la
stessa che apre adesso il film. Furono anche le immagini
utilizzate dalle tv di tutto il mondo quando, purtroppo, Eco
morì un anno dopo. In qualche modo, coglievano il senso di una
vita. Da quelle e dal fatto che, contrariamente al suo
collaboratore, l'incontro non si era potuto trasformare in una
vera frequentazione, nasce questo film, costruito giorno per
giorno insieme alla famiglia. Se, per Eco, la biblioteca era una
metafora del mondo, la sua personale non era una semplice
collezione di libri, ma la chiave per capire le sue idee e la
sua ispirazione. E anche il luogo in cui, anche dopo la morte,
il suo spirito vive intatto" racconta Ferrario che ha debuttato
alla regia nel 1989 con 'La fine della notte', ha diretto tra
gli altri 'Tutti giù per terra', 'Guardami', 'Dopo mezzanotte'
ed è anche autore di romanzi come 'Dissolvenza al nero', che è
stato tradotto in molte lingue e adattato per lo schermo da
Oliver Parker e 'Sangue mio'.
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