(di Marzia Apice)
ALVARO BILBAO, COME FUNZIONA IL
CERVELLO DI UN ADOLESCENTE (Salani Editore, pp.256, 16.90 euro).
"I nostri figli sono preparati, conoscono le lingue, sanno usare
la tecnologia, eppure sono fragili e spesso non sanno come
costruire il proprio futuro. I genitori non sono colpevoli, ma
devono saper dare risposte ai figli". A parlare è Alvaro Bilbao,
neuropsicologo e psicoterapeuta spagnolo, che con il nuovo libro
"Come funziona il cervello di un adolescente", in libreria con
Salani dal 25 marzo, vuole tendere una mano a tutte quelle mamme
e quei papà in difficoltà con i propri ragazzi nel passaggio
dall'infanzia all'età adulta. Dopo il successo de "Il cervello
del bambino spiegato ai genitori", Alvaro ritorna con una sorta
di bussola per imparare a gestire i problemi della crescita: i
temi sono tanti, dall'apprendimento ai social, dai disturbi
dell'alimentazione al bullismo, dall'ansia alla capacità
decisionale fino all'educazione all'affettività, tutti
affrontati attraverso metafore, racconti e riflessioni, con un
linguaggio semplice, capace di accorciare le distanze. Nei
giorni in cui il tema è portato alla ribalta della discussione
anche grazie alla fortuna di una serie Netflix come Adolescence,
che ruota intorno ad un omicidio, un gruppo di adolescenti e
alla famiglia del ragazzo accusato.
"Benché abbia esperienza come clinico, ho deciso di non
scrivere di bambini finché non ho avuto figli piccoli, e la
stessa cosa è avvenuta con questo libro. Ho aspettato di avere
figli adolescenti per parlarne. C'è una grande richiesta da
parte dei genitori di essere aiutati", dice all'ANSA l'autore,
giunto in Italia per l'uscita del libro.
Spesso ci si riferisce agli adolescenti come alla "generazione
ansiosa", tanti sono i casi di depressione, autolesionismo,
suicidio: ma perché i ragazzi sono così fragili? "Sono aumentati
i casi di ansia e di altri disturbi, come quello ossessivo
compulsivo e le fobie, tutti riconducibili alla paura. Pensavamo
fosse dovuto alla pandemia, ma poi abbiamo rilevato che già
prima del covid i casi erano in aumento, e hanno continuato ad
aumentare", spiega Bilbao, "i fattori sono diversi ma un primo
motivo è riconducibile allo stile educativo, oggi più improntato
all'affetto che alla disciplina. Dare amore va benissimo, è ed
fondamentale quando i bambini sono piccoli, ma poi serve
autorevolezza, perché altrimenti gli adolescenti non riescono ad
avere strumenti, come l'autocontrollo, la perseveranza e la
pazienza. Un altro problema è quello degli schermi, che hanno un
effetto ansiogeno: gli adolescenti ricevono tanti stimoli, si
abituano a essi ma non hanno controllo a livello interno. E
l'ansia compare proprio quando sentiamo che ci manca il
controllo". Quanta influenza negativa hanno i social? "Le
rispondo parlando di me: ho 3 milioni di follower, ma l'anno
scorso ho deciso che non avrei più aperto Instagram. A gestire
il mio profilo ci pensa una community manager. Questo mi ha
aiutato a ridurre i miei livelli di ansia", rivela, "i social
sono stressanti dal punto di vista emotivo, hanno un impatto
visivo molto forte e ci lasciano la voglia di averne sempre di
più. Spesso i ragazzi seguono influencer che hanno una vita
lussuosa, tra Lamborghini e spiagge paradisiache, ma alla loro
portata c'è ben poco. La società si muove verso un modello in
cui noi possiamo magari avere bene materiali, ma poi non sono
chiari gli scopi della vita. E così non ci si può sentire bene".
Spesso i ragazzi costruiscono un muro di incomunicabilità: i
genitori si sentono inadeguati, sfiduciati. Ma quali sono gli
errori più ricorrenti in campo educativo? "I genitori non sono
colpevoli, fanno un ottimo lavoro ma a volte sono
iperprotettivi: l'empatia è positiva, ma bisogna insegnare ad
averla anche verso gli altri. Credono che la disciplina faccia
male ai loro figli: ma il dovere dei genitori è sapere dare
delle risposte. Non bisogna sempre agevolare i ragazzi, dare
loro sempre la pappa pronta", prosegue, "comprendo la volontà di
evitare che soffrano, che debbano attendere troppo, o sforzarsi.
Ma questo insegna capacità e competenze importanti. Serve
equilibrio tra affetto e severità". Essere iperprotettivi può
essere un modo che i genitori usano per reagire all'educazione a
loro volta ricevuta, magari troppo severa? "Certo, è normale
reagire a un'educazione troppo rigida cercando di non farla
vivere ai propri figli. Ma nel cervello è sempre questione di
equilibrio: da un lato ci sono l'amore e la sicurezza da
coltivare, dall'altro c'è anche una parte che si occupa di far
fronte alle sfide, che deve essere disciplinata e forte". Nel
libro lei sottolinea l'importanza del diritto di tutte le
emozioni a manifestarsi, nessuna esclusa, ma anche ovviamente
del controllo delle reazioni a esse. Oggi tendiamo a censurare
alcune emozioni in famiglia? "Alcune emozioni sembrano essere
vietate. Essere tristi per esempio: i genitori dicono ai figli
che devono essere felici. Oppure la rabbia: facciamo il
possibile affinché i ragazzi non siano arrabbiati. Eppure sono
emozioni normali, vanno comprese. Dalla tristezza spesso nasce
la riflessione, dalla rabbia magari la forza per ottenere quello
che vogliamo", conclude Bilbao, "il messaggio che le emozioni
trasmettono viene sempre in nostro aiuto. Ma poi è importante
l'autocontrollo, per dominare il proprio temperamento".
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