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Cercas, in viaggio con il Papa sulle tracce dell'aldilà

Cercas, in viaggio con il Papa sulle tracce dell'aldilà

Alle Anteprime del festival Letterature con il nuovo libro

ROMA, 03 aprile 2025, 16:23

Redazione ANSA

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(di Laura Valentini) Il Vaticano che apre le porte a uno scrittore, non credente, promettendo libertà totale per raccontare il viaggio del Papa in Mongolia. Nasce così 'Il folle di Dio alla fine del mondo' (Guanda), nuovo libro di Javier Cercas appena uscito in contemporanea in Italia, Spagna e nei paesi dell'America Latina e di cui lo scrittore spagnolo, autore di 'Soldati di Salamina', parla partecipando all'appuntamento delle Anteprime del Letterature Festival Internazionale di Roma, una serie di tappe preliminari all'evento, in programma al Palatino il prossimo luglio.
    Confessa, per prima cosa, tutto il suo stupore di fronte all'incontro con cui al Salone del Libro di Torino la proposta gli viene avanzata da Lorenzo Fazzini, responsabile della Libreria Editrice Vaticana. "La prima cosa che ho chiesto è stata 'voi sapete che sono pericoloso? Sono cattolico di cultura ma ateo e anticlericale. Del resto anticlericale lo è anche il papa'". Certo, "anche se ancora non so perché hanno pensato a me, e in fondo è l'unica cosa che non ho chiesto perché per il resto è un libro di domande, capisco - racconta Cercas - che si tratta di una opportunità unica: il risultato è un libro molto folle, molto strano", un incrocio di generi che va "dal saggio, alla cronaca, al giallo. Del resto - spiega ancora lo scrittore - tutti i miei libri lo sono, c'è un enigma e qualcuno lo vuole decifrare".
    E Cercas vuole svelare quello che ritiene "l'enigma fondamentale del cristianesimo, la resurrezione della carne e la vita eterna. Mia madre rivedrà mio padre dopo la morte?" è la domanda a cui tiene di più e che pone a Francesco e a cui la risposta "che arriva in una forma incredibile, direi miracolosa se credessi ai miracoli", giunge alla fine del libro. "Il Papa ha voluto chiamarsi come il santo di Assisi, il folle di Dio, e a seguirlo in Mongolia alla fine del mondo sono io, un folle senza Dio" ma consapevole, dice citando Ivan Karamazov, "che 'se Dio non esiste tutto è permesso'".
    Ha ritrovato la fede? "No e del resto se fosse non potrei dirlo - sorride - perché non venderei una copia .. Però posso dire che sono cambiato io ed è cambiata la mia visione del cristianesimo. Ho trovato cose sorprendenti, straordinarie, come le opere dei missionari, che lasciano tutto solo per aiutare gli altri, in Mongolia come in Africa e senza fare proselitismo perché Papa Francesco l'ha vietato". Per Cercas il Papa "ha iniziato una rivoluzione che significa puntare a un ritorno al cristianesimo iniziale, che era radicale e certo non 'conservatore'. Cristo era un uomo pericoloso che come tale è stato crocifisso".
    Ciò detto, il pontefice non procede certo verso questo obiettivo senza rendersi conto del contesto. "Francesco è un uomo complesso, un uomo di potere, che aveva un'idea e ha fatto tutto quello che ha considerato prudente per conseguirla. Certo non ha fatto tutto quello che si era prefissato, non è arrivato fin lì pur avendone la possibilità, essendo la Chiesa una monarchia assoluta: proprio perché ha una dimensione politica molto forte - dice lo scrittore - il Papa ha ascoltato la Chiesa e ha capito che non era pronta".
    Le Anteprime sono la novità dell'edizione 2025 del festival Letterature con la distribuzione degli incontri in luoghi diversi della città prima di arrivare alle serate estive che si realizzeranno sempre nella cornice dello Stadio Palatino, quest'anno nelle date dell'8, 9,11,13,15 e 16 luglio. Il tema di questa edizione è 'Ritorni', topos tra i più antichi e profondi della letteratura, di cui l'Odissea di Omero è il modello archetipico. "Noi - spiega l'assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio nell'incontro di Cercas con la stampa che precede quello di questa sera con il pubblico all'Auditorium Parco della Musica - lo usiamo anche per indicare il ritorno a mostruosità come razzismo e guerra e anche di un capitalismo che produce solitudine. Intendiamo dare centralità alla parola e alla scrittura - conclude - come primi passi di una resistenza umana".
   

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