Una delle cose "che ho amato di Buffy
è che usavamo i mostri come metafora dei problemi della
adolescenza. Di Wolf Pack amo si usino i mostri per discutere di
ciò che ci spaventa oggi, ansia, isolamento, il disconnetterci
dagli altri nella realtà per essere costantemente online, e
anche la ricerca del tuo branco, una metafora dell'importanza
avere intorno persone che ti consentono di essere te stesso".
Così Sarah Michelle Gellar, diventata una stella pop globale da
protagonista di una serie cult come Buffy l'ammazzavampiri, e di
film come Cruel Intentions e The Grudge, che torna alla
serialità fantasy con Wolf Pack: dopo il debutto in Usa su
Paramount+ il 26 gennaio, arriva sulla piattaforma in Italia dal
23 febbraio.
Mentre in Buffy la protagonista si ritrovava contro creature
e forze oscure assortite, Wolf Pack, basata sulla serie di libri
di Edo Van Belkom, creata da Jeff Davis (che torna ai licantropi
dopo Teen Wolf) ha per protagonisti Everett (Armani Jackson) e
Blake (Bella Shepard), due adolescenti con vite complesse che
dopo un enorme incendio in California, che scatena il panico tra
uomini e animali, si ritrovano feriti da una misteriosa creatura
soprannaturale. E' l'inizio per i due ragazzi di un viaggio di
inquietanti scoperte, come l'essere licantropi. Un'identità che
affrontano grazie anche all'incontro con altri due licantropi
teen, Luna (Chloe Rose Robertson) e Harlan (Tyler Lawrence
Gray) adottati da un ranger, Garrett (Rodrigo Santoro), quasi
morto nell'incendio. Su quanto successo indaga Kristin Ramsey
(Gellar) all'apparenza specialista in incendi dolosi che ha in
realtà con obiettivi meno limpidi.
"Un altro elemento che ho amato della storia è il modo in cui
mette in luce anche come ciò che stiamo facendo al pianeta
danneggi noi e il mondo animale" aggiunge Sarah Michelle Gellar
che, come tutti, ha le sue paure nella vita: "la principale,
essendo madre, è il timore che qualcosa possa accadere ai miei
figli; un'altra che sento è il rischio di non creare più veri
legami con gli altri. Temo che nel 'registrare' costantemente la
propria vita sui social, le persone dimentichino di viverla".
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