La perdita maggiore, dichiara il
segretario generale della Uil pensionati, Carmelo Barbagallo,
"riguarda gli anni 2023 e 2024 in cui l'inflazione era molto
alta e il metodo di rivalutazione più severo, non per fasce ma
per importi complessivi. Non a caso noi abbiamo fatto ricorso
contro il taglio della rivalutazione del 2023. Nei giorni scorsi
la Corte costituzionale si è pronunciata negativamente su un
ricorso analogo ai nostri. Ancora una volta le istanze dei
pensionati non sono state ascoltate". Con questo studio,
sottolinea, "dimostriamo ancora una volta che il taglio della
rivalutazione è un danno strutturale e permanente perché si
ripercuote in tutti gli anni successivi in cui si riceverà la
pensione. I pensionati per anni sono stati trattati come un
bancomat. È ora di invertire questa impostazione. Noi chiediamo
che il governo riapra un tavolo di confronto serio sul potere
d'acquisto delle pensioni. Quelle italiane sono poi le più
tassate d'Europa. Noi chiediamo poche azioni concrete: la piena
rivalutazione di tutte le pensioni, il taglio delle tasse anche
per i pensionati, l'ampliamento della platea dei beneficiari
della quattordicesima e l'incremento dell'importo per chi già la
riceve. Il governo però non ci convoca e anche quando sembra che
ci ascolti, in realtà non ci sente", conclude Barbagallo.
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