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Geenna, Cassazione conferma l'esistenza di locale ad Aosta

Geenna, Cassazione conferma l'esistenza di locale ad Aosta

Annullati con rinvio solo due capi d'accusa per Marco Di Donato

AOSTA, 20 aprile 2023, 21:23

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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La seconda sezione penale della Corte di cassazione ha confermato gran parte della sentenza d'appello con rito abbreviato del processo Geenna, riguardante la presenza della 'ndrangheta in Valle d'Aosta. Sancita quindi definitivamente l'esistenza di una locale di 'ndrangheta che operava sul territorio di Aosta.
    I giudici hanno annullato con rinvio a diversa sezione della Corte d'appello di Torino soltanto due capi d'accusa (estorsione e voto di scambio politico mafioso) a carico di Marco Fabrizio Di Donato, considerato un esponente di spicco della locale. La procura generale aveva chiesto invece la conferma del provvedimento. Il nuovo processo di secondo grado limitamente ai capi annullati dalla Cassazione si svolgerà quindi davanti a una sezione penale della Corte d'appello di Torino diversa dalla prima, che il 19 luglio 2021 aveva emesso la sentenza di condanna per gli 11 imputati.

Diventano quindi definitive tre delle quattro condanne inflitte in secondo grado per associazione mafiosa. Sono a carico di Bruno Nirta (12 anni e 7 mesi e 20 giorni di reclusione), Roberto Alex Di Donato e Francesco Mammoliti (entrambi a 5 anni e 4 mesi). Per Marco Fabrizio Di Donato, fratello di Roberto Alex, resta valida la condanna per associazione mafiosa ma la pena inflitta in appello (9 anni) potrà essere rivista alla luce dei due annullamenti con rinvio pronunciati dalla Cassazione. In riferimento agli altri sette imputati – tutti per reati diversi dall’associazione mafiosa - la Suprema corte ha inoltre disposto l’annullamento con rinvio per la tentata estorsione a carico di Salvatore Filice, condannato in secondo grado a 2 anni e 4 mesi di reclusione anche per violazione della normativa sulle armi. Diventano inoltre definitive le condanne per favoreggiamento personale, tentata estorsione, falso e spaccio di stupefacenti a carico dell'avvocato Carlo Maria Romeo (4 anni e 6 mesi) del foro di Torino; spaccio di stupefacenti per Bruno Trunfio (4 anni) e, con il riconoscimento della ‘lieve entità’, per Roberto Fabiani (10 mesi e 20 giorni); favoreggiamento personale per Giacomo Albanini e Rocco Rodi (entrambi a 1 anno di reclusione) e Roberto Bonarelli (1 anno e 6 mesi). Lo scorso 24 gennaio un’altra sezione della Cassazione, la quinta, aveva disposto l'annullamento con rinvio della sentenza di secondo grado emessa il 19 luglio 2021 dalla Corte d'appello di Torino nei confronti di quattro imputati nel processo Geenna con rito ordinario - il ristoratore Antonio Raso, l'ex consigliere comunale di Aosta Nicola Prettico, Alessandro Giachino e l'ex assessora comunale di Saint-Pierre Monica Carcea - e confermato l'assoluzione per Marco Sorbara, ex consigliere regionale della Valle d'Aosta.

Le difese - “Sono soddisfatto riguardo al riconoscimento dell’estraneità dei fatti relativamente all’estorsione per i lavori del ristorante 'La Grotta azzurra' e per lo scambio politico mafioso riguardo all’elezione di Monica Carcea" nel consiglio comunale di Saint-Pierre. Così l’avvocato Demetrio La Cava, difensore di Marco Fabrizio Di Donato, unico tra i quattro imputati per associazione mafiosa nel processo Geenna con rito abbreviato sulla ‘ndrangheta in Valle d’Aosta a vedersi annullati con rinvio dei capi d’accusa dalla seconda sezione penale della Cassazione. "Naturalmente - prosegue il legale - sono molto deluso per il fatto che la Corte di Cassazione ha ritenuto sussistere il reato di associazione mafiosa e quindi l’esistenza della locale, nonostante tutte le difese abbiano cercato di argomentare sul punto, spiegando l’insussistenza dell’associazione stessa”. In questo senso, la quinta sezione penale della Cassazione, lo scorso 24 gennaio, aveva invece annullato con rinvio le condanne per associazione mafiosa nei confronti di Antonio Raso, Nicola Prettico e Alessandro Giachino e quella per concorso esterno di Monica Carcea (tutti nel frattempo tornati in libertà). “Siamo molto soddisfatti perché abbiamo sostenuto nei due gradi di giudizio che la tentata estorsione non c’era e quindi la Cassazione dà ragione alla nostra tesi”, commenta relativamente all'annullamento con rinvio di questo capo d'accusa l’avvocato Gianfranco Sapia, che con la collega Elena Corgnier assiste Salvatore Filice. Gli altri ricorsi delle difese degli 11 imputati sono invece stati dichiarati inammissibili.

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