La base dell'assemblea sinodale della Cei respinge al mittente il testo che doveva segnare il futuro della Chiesa italiana. Troppo blando sulla questione della pastorale per gli Lgbt (nel testo definiti in un linguaggio un po' clericale come "persone in situazioni affettive particolari"), sulla leadership delle donne e sulla corresponsabilità dei laici nella gestione delle finanze nelle parrocchie.
Dopo anni di riunioni è arrivato un testo precotto, forse troppo sintetico e poco incisivo. E così viene tutto rinviato di sei mesi, ad una assemblea che si terrà ad ottobre. Slitta di conseguenza la tradizionale assemblea dei vescovi che si tiene a maggio, che si terrà dunque a novembre, per consentire il tempo di avere il nuovo testo dall'assemblea sinodale. Era successo solo tre volte negli ultimi vent'anni ed era stato davvero per cause di forza maggiore: nel 2005 per la morte di Giovanni Paolo II e poi altre due volte negli anni del Covid. Una assemblea "vivace", come l'ha definita la stessa dirigenza della Conferenza episcopale italiana, ed una presa di posizione forte, da parte della base, come non si era mai visto nel passato. Una situazione che richiama alla mente le posizioni 'frizzanti' della Chiesa tedesca anche se il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, tiene a precisare che "si tratta di due situazioni differenti".
Lo stesso arcivescovo di Bologna in un certo qual modo poi cerca di richiamare all'unità: "La comunione è pensarsi insieme, quel cuore solo e quell'anima sola che non annullano le differenze ma annullano la divisione", dice nell'omelia della messa che chiude i lavori, in anticipo sui tempi, tanto non c'era margine per arrivare ad una conclusione più fattiva. I vescovi italiani mandano anche un messaggio al Papa riferendo che c'è stata "una discussione aperta" ma che in ogni caso "la Chiesa non è un Parlamento".
Ma invece richiama proprio le divisioni della politica mons. Erio Castellucci che ha guidato l'assemblea e, nel briefing con i giornalisti, parlando dei confratelli vescovi, dice che "alcuni sono di destra, altri di sinistra, e ci sono anche extraparlamentari sia di destra che di sinistra". Castellucci si assume però le colpe di un testo "redatto troppo in fretta", ammette. E già all'inizio dei lavori ironizzava su stesso quando diceva di sentirsi come "un orsacchiotto" al quale si tirano le palle come al tiro a segno. Ora si dovrà lavorare sodo per sciogliere i nodi aperti: è un testo, quello naufragato nell'Aula Paolo VI del Vaticano, che diceva anche poco su pace, sostenibilità e altri temi che sono cari ai cattolici.
"Faremo tesoro delle difficoltà", dice Zuppi parlando con i giornalisti. "Una certa delusione c'è, non nei confronti dell'assemblea dove invece c'è stato un grande senso di libertà e di senso ecclesiale", "delusione perché è chiaro che avremmo voluto rispettare il calendario che ci eravamo dati". "Ma poi ci siamo accorti che non basta fissare il calendario", questa "è la bellezza della vita e di una Chiesa che è viva. Si cammina", dice il presidente Cei. All'assemblea c'erano 1008 partecipanti, di cui 168 vescovi, 7 cardinali, 252 sacerdoti, 34 religiosi, 17 diaconi, 530 laici (di cui 253 uomini e 277 donne). Uno spaccato del mondo dei cattolici che, dopo anni di insistenza da parte di Papa Francesco sul 'sinodo', che poi significa camminare insieme, ha imparato anche a dire no.
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