"Paolo Cohelo racconta che undici minuti sono il tempo per generare una vita; undici anni riescono a mutarla profondamente.
Dopo 11 anni, un proscioglimento da parte del gup, una totale estraneità ai fatti sancita dalla Corte dei Conti, che mai, mai, mi ha tirata in ballo in questa storia; arriva l'assoluzione con formula piena dal Tribunale di Ancona, nell' ambito del processo Fondi Marche".
Così in una
nota l'ex consigliera e assessore regionale Paola Giorgi, dopo
l'assoluzione nel processo per le spese dei gruppi consiliari e
dei consiglieri regionali. "Undici anni di domande, di ricerca
di senso, di mancato rispetto, di shitstorm, di sguardi
accusatori, di giudizi feroci buttati in pasto ad un'anima a
volte incredula - aggiunge -. Non ho mai proferito parola o
espresso giudizi in merito a questo procedimento che mi ha visto
coinvolta, insieme ai tanti colleghi (a cui oggi va il mio
pensiero, perché so cosa abbia significato vivere questa
esperienza), perché coltivo la fiducia nella giustizia". "La mia
attività politica è stata sotto i riflettori, sempre -
sottolinea -, perché ho cercato di onorare gli incarichi che mi
sono stati assegnati con dedizione e passione, studiando,
cercando sempre di costruire ed agire per il bene delle mie
Marche, regione che amo profondamente. Da ieri sera, quando la
notizia dell'assoluzione si è diffusa, ho ricevuto molti
attestati di stima e incoraggiamenti a riprendere quel cammino,
non più timidamente, ma consapevolmente.
In realtà la politica io non l'ho mai abbandonata, l'ho
coltivata attraverso il mio lavoro, il teatro, che in questi
anni ha avuto un importante sviluppo a livello nazionale e
regionale. In fondo, ho continuato a fare politica; con le mie
scelte, con la mia barra diritta su questioni che ritengo
inderogabili, sui miei progetti che non ho costruito intorno
alle mie velleità, bensì intorno ai bisogni del teatro,
soprattutto quello della nostra Regione, che da anni vive un
impoverimento che va affrontato".
"Certo, 11 anni cambiano una vita, ma non la sua missione -
conclude -.
Abbraccio le mirabili parole del poeta greco Kafavis e mollo gli
ormeggi, alzo le vele e riprendo il viaggio verso la mia Itaca".
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