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Morto in cella, ipotesi omicidio. Testimone 'ucciso da 3 agenti'

Morto in cella, ipotesi omicidio. Testimone 'ucciso da 3 agenti'

Pm Viterbo riapre caso,Andrea Di Nino trovato impiccato nel 2018

ROMA, 05 aprile 2025, 09:18

Redazione ANSA

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"Andrea è stato ucciso", ne sono sempre stati convinti i familiari di Andrea Di Nino, morto nel carcere Mammagialla di Viterbo il 21 maggio 2018. E ne è convinto anche un testimone, vicino di cella della vittima, grazie al quale la procura di Viterbo ha riaperto le indagini sul caso, questa volta con l'ipotesi di omicidio volontario a carico di ignoti. Lo scrive oggi il Messaggero. Per la morte del detenuto romano, infatti, già è in aula un procedimento per omicidio colposo a carico dell'allora responsabile dell'Uos Medicina penitenziaria territoriale dell'Asl di Viterbo, di un assistente capo della polizia penitenziaria, del medico di guardia del Mammagialla e del direttore della casa circondariale (quest'ultimo assolto in primo e secondo grado dalle accuse).
    Nella prossima udienza di maggio, però, l'avvocato di parte civile Nicola Triusciuoglio, che ha condotto le indagini difensive su richiesta della famiglia di Di Nino, vista l'apertura del nuovo fascicolo d'indagine, chiederà la sospensione del processo.
    Il racconto del testimone, riporta ancora il quotidiano, parla di tre agenti della penitenziaria, conosciuti dai detenuti perché soliti picchiare chi dava fastidio, che entrano nella cella, Andrea urla, chiede aiuto, poi viene portato via a spalla. "Questo è morto", dice uno dei tre.
    Andrea viene trovato impiccato, nella cella di isolamento in cui era da giorni, con un lenzuolo incastrato nello stipite della finestra - almeno questa è la versione ufficiale -, ma secondo i suoi fratelli che hanno sporto denuncia "non si sarebbe mai suicidato". All'epoca aveva 36 anni, era detenuto per un cumulo di pene e di lì a poco avrebbe finito di scontare la sua condanna. "Non vedeva l'ora di tornare dai suoi figli" sostengono i familiari. Secondo alcune testimonianze e secondo i racconti di Andrea, il 36enne era stato preso di mira dagli agenti per le sue richieste, anche compulsive, di poter sentire spesso la madre malata.
   

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