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Da Weil a de Beauvoir, voci e visioni di dieci filosofe

Da Weil a de Beauvoir, voci e visioni di dieci filosofe

Recchia Luciani 'il loro pensiero non può prescindere dal corpo'

ROMA, 26 febbraio 2025, 13:07

Redazione ANSA

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(di Marzia Apice) FRANCESCA ROMANA RECCHIA LUCIANI, FILOSOFE. DIECI DONNE CHE HANNO RIPENSATO IL MONDO (Ponte alle Grazie, pp.240, 18 euro). Dare voce alle filosofe, alla forza dirompente del loro pensiero, per contrastare un potere maschile che troppo a lungo ha voluto silenziarle, cancellandone il prezioso contributo dato nei secoli al "sapere dei saperi", la filosofia. Ci si addentra in un percorso irrituale, anticonformista, in una storia per così dire "laterale", leggendo il libro di Francesca Romana Recchia Luciani dal titolo "Filosofe. Dieci donne che hanno ripensato il mondo", in uscita con Ponte alle Grazie il 28 febbraio. Professoressa ordinaria di Filosofie contemporanee e saperi di genere all'Università di Bari Aldo Moro, l'autrice offre al lettore l'opportunità di una "nuova storiografia filosofica", presentando i profili di dieci assolute protagoniste, alcune più famose altre meno note al grande pubblico, da Lou Salomé a Maria Zambrano, da Hannah Arendt a Simone de Beauvoir, da Simone Weil a Agnes Heller, passando per Carla Lonzi, Audre Lorde, Silvia Federici e Judith Butler. Un excursus agile e puntuale, tra vicende personali e visioni filosofiche ricostruite in un racconto che è sì colto e denso di riferimenti, ma anche fluido e avvincente, non certo destinato a un pubblico di soli specialisti. "Il mio obiettivo era rivendicare uno spazio per le donne filosofe dentro un canone della storia della filosofia che è tutto maschile, rimettendo in discussione il modo in cui quel canone è stato costruito", racconta all'ANSA l'autrice, "nel tempo si è infatti voluto privilegiare un certo stile di pensiero, quello logico razionale, dando una lettura del mondo in cui alcuni ambiti cruciali, come l'affettività, l'emotività, l'irrazionalità, vengono sistematicamente esclusi". Leggendo le loro storie emerge quanto ognuna di queste filosofe abbia proposto non una riflessione puramente astratta, o un mero esercizio teorico, ma un pensiero del tutto radicato nella vita reale, nell'esperienza quotidiana. E per questo ancora più affascinante e se vogliamo più rivoluzionario.
    "Di queste protagoniste, solo 4 erano accademiche, le altre no.
    Contrariamente al modo in cui noi siamo abituati a studiare la filosofia, in genere con un uomo che parla dalla cattedra, loro si immergono con il corpo nel flusso della vita", spiega Recchia Luciani, "tutte le loro interrogazioni hanno a che fare con l'esperienza esistenziale: queste pensatrici usano concetti astratti per interpretare una realtà che attraversano col corpo.
    Quel corpo che nei secoli è stato considerato riproduttivo, erotico, al servizio dell'individuo maschio, ma mai come luogo di un'esperienza di pensiero". Che opinione ha il mondo accademico di queste filosofe? "In realtà non vengono considerate molto. Ora nell'ambito della filosofia moderna ci sono molte donne sulla ribalta. Mentre quelle del passato si studiano poco", aggiunge, "Certo, alcune sono più note, come Hannah Arendt, che però è ritenuta una studiosa dei sistemi politici. Le altre spesso sono derubricate a femministe, come de Beauvoir, Lonzi, Federici, Butler: probabilmente per ridimensionarle a soggetti in grado di parlare solo a un pezzo di umanità. Ma neppure il femminismo parla solo alle donne, vuole infatti migliorare le relazioni tra gli esseri umani al di là del genere". Secondo lei le donne oggi hanno piena coscienza di queste istanze? O l'emancipazione, i ruoli imposti dal patriarcato, la libertà e la sottomissione delle donne sono temi che restano confinati nelle aule universitarie e nelle battaglie dei movimenti femministi? "Credo che sia un esercizio utile sottrarre all'oblio il lavoro e l'impegno delle donne. Abbiamo alle spalle già due secoli di rivoluzione femminista, e il bilancio non è del tutto negativo. I processi che conducono a un riconoscimento delle donne nella società sono attivi e di successo, anche se non sempre", spiega ancora l'autrice, "ora purtroppo assistiamo a un rigurgito, a una reazione maschile alla libertà conquistata ed è molto preoccupante. Il fatto che le giovani siano più consapevoli delle loro nonne le espone e le rende vulnerabili. Gli uomini che avvertono di perdere privilegi nel crollo del patriarcato stanno reagendo, cercando di riaffermare proprio quei privilegi. Le violenze di genere avvengono per questo". "Se ci sia una consapevolezza diffusa è difficile dirlo", conclude Recchia Luciani, "nelle scuole abbiamo l'impressione che ci sia più consapevolezza, altre volte però sembra che ci sia una specie richiamo all'ordine. Accade per esempio in politica: si legifera solo sul corpo delle donne, mai su quello degli uomini, per disciplinarlo, e spesso a farlo sono proprio le donne. Come dire che si fanno dieci passi avanti e molti passi indietro".
   

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