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Pico della Mirandola, attualità del pensiero umanista

Pico della Mirandola, attualità del pensiero umanista

Pace come ascolto dell'altro.Cultura e Amore pilastri dell'uomo

ROMA, 28 febbraio 2025, 14:40

Redazione ANSA

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(di Anna Laura Bussa) GABRIELLA GAGLIARDI - GIOVANNI PICO DELLA MIRANDOLA (ARMANDO EDITORE, PP 110, EURO 10) In un'epoca come la nostra, in cui il pensiero va oltre la liquidità e dilaga essenzialmente sui social scadendo il più delle volte in contrasti sterili e rissosi, scrivere un saggio su Pico della Mirandola è una sfida da far tremare le vene e i polsi. Eppure Gabriella Gagliardi, scrittrice e filosofa, l'ha affrontata nel migliore dei modi, vincendola. Riuscendo a dimostrare, cioè, nel suo volume "Giovanni Pico della Mirandola", Armando Editore, come il pensiero del giovane genio umanista sia di un'attualità sconcertante. O, meglio ancora, sia un faro al quale si dovrebbe guardare per ritrovare la strada che sembra ormai smarrita.
    La scrittrice analizza molteplici teorie di Giovanni Pico, confrontandole anche con quelle di filosofi più recenti, da Sartre a Nietzsche ad Heidegger, su vari temi. A cominciare da cosa sia l'uomo, quale sia la sua vera essenza e da cosa debba intendersi per libertà. Ma la parte del saggio che mi ha colpito di più, anche perché forse interessa maggiormente il dramma dei nostri giorni, è quella in cui si parla della pace, dell'apertura nei confronti 'dell'altro'. Il grande pensatore - che a 24 anni conosceva già perfettamente greco, latino ed ebraico e che voleva unificare le tre religioni monoteiste: cristianesimo, Islam ed ebraismo, perché riteneva che esistesse un unico Dio per tutte le fedi e che nessuna dovesse avere il primato sulle altre - sosteneva che la pace fosse sostanzialmente un "sognato dialogo" tra culture. E l''Oratio', di cui Gabriella Gagliardi ci narra e ci riporta ampi brani, "è un saggio concreto di questo sogno".
    Perché Pico della Mirandola è convinto che i "pensieri degli uomini siano tutte scintille della verità che illuminano un aspetto o l'altro di quel vero". Il suo intento, insomma, è quello di far pensare e di far aprire alla conoscenza, attraverso quella 'curiositas' che lo caratterizza anche come uomo, oltre che come filosofo.
    In un'epoca drammatica come il 400, che vede la caduta di Costantinopoli e si chiude con il rogo di Savonarola, la pace, come spiega bene Gagliardi, era pensata da Pico, amico prediletto di Lorenzo il Magnifico, come "una politica di pace" in cui le differenze "si possano confrontare", non occultare.
    Sottolineando l'importanza di nutrire "un discorso tra diversi".
    Un pensiero troppo avanti il suo, non solo per il '400, ma forse anche per la nostra epoca, che comunque gli valse la scomunica da parte di Papa Innocenzo VIII. Pico difendeva e sosteneva il "sapere aperto", la dialettica, l'apertura verso l'altro, avversando invece ogni forma di pregiudizio e di chiusura.
    Soprattutto mentale. E considerava, come sottolinea il saggio, la Cultura e l'Amore come i veri pilastri dell'uomo. Lo scontro, dunque, ci può e ci deve essere, secondo Giovanni Pico, ma senza "alcun intento denigratorio" e senza alcuna aggressione dell' avversario. Anzi. Come sintetizza con abilità Gabriella Gagliardi: "Sì a un confronto senza ostilità precostituite", ma "non dividendo", bensì "condividendo e unendo". Perché solo così si raggiunge la pace. Filosofica e non.
   

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